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“Un robot per amico”. Tre esperti si confrontano sull’applicazione della tecnologia alla vita quotidiana

Dal 13 al 15 Settembre, I.S.R.A.A. ha avuto l’onore di ospitare l’edizione 2019 dell’Alzheimer Fest, evento sostenuto dall’omonima associazione con lo scopo di diffondere una percezione nuova dell’Alzheimer, smontando gli stereotipi ad essa abitualmente collegati. In questo scenario, nell’ambito dell’iniziativa “Medici Senza Camice”, il dott. Oscar Zanutto, coordinatore di Faber, ha organizzato un incontro dal titolo “Un robot per amico”, mettendo in dialogo tre ospiti di eccezione: Santi Ristol, Direttore del Mobile Competence Center di Worldline, membro di Atos Scientific Community e membro di WIN- Worldline Innovation Network-, Walter Liebhart, CEO di ILOGS, azienda sviluppatrice di softwares e tecnologie all’avanguardia e Vittorio Filippi, sociologo, docente presso lo Iusve di Venezia. Durante l’incontro, in veste informale e in interazione con il pubblico presente, gli ospiti hanno affrontato il tema dell’ausilio dei robot nell’assistenza alle persone con Alzheimer, focalizzandosi sulle molteplici e diversificate applicazioni dell’intelligenza artificiale nella cura e nel sostegno quotidiani: dalla vigilanza e monitoraggio degli spostamenti dell’utente, allo sviluppo di modalità di interazione plasmate a partire dal suo comportamento e sul suo modello relazionare. Sperimentazioni in tal senso hanno infatti già dimostrato di avere ripercussioni positive non solo sul benessere della persona malata, ma anche su quello di familiari e caregivers.

I tre ospiti e il dott. Zanutto durante l’incontro

Santi Ristol ha in seguito approfondito il tema dell’Integrated Care, soffermandosi in particolare sull’uso di devices e wearable devices nella quotidianità ai fini del monitoraggio dei parametri vitali e per la diagnosi precoce di numerose patologie, fra le quali appunto lo stesso Alzheimer. Walter Liebhart ha in seguito spostato il fuoco sulle potenzialità del device come strumento di socializzazione, inclusione sociale e supporto, in un più ampio percorso di presa di consapevolezza del singolo sul proprio stile di vita e sulle proprie abitudini. Dispositivi come tablet e smartwatch si prestano infatti a fungere tanto da cassa di risonanza del legame sociale, consentendo ad esempio un prolungamento dell’interazione oltre lo scambio basato sulla prossimità fisica, quanto a vedere impiegate le proprie funzionalità per monitorare, fra i numerosissimi elementi, l’attività fisica o la dieta. Filippi ha infine chiuso il dibattito con una riflessione circa l’opportunità di sviluppare un approccio “umanistico” alla tecnologia, facendo di essa un catalizzatore dell’interazione e prolungamento del legame sociale, scansando il rischio di trasformarla in “altro da noi”, e sviluppandola piuttosto nella forma di una “estensione dell’umano”.

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